BadTaste è tornato
Dopo un anno di stop e sotto una nuova gestione che vuole comunque mantenere l'identità di prima
Il 21 novembre 2024 su BadTaste viene pubblicato un articolo che annuncia la cessione delle pubblicazioni; esattamente un anno dopo viene comunicato sul sito e sui social che qualcosa si sta muovendo. Dieci giorni più tardi, l’1 dicembre, il sito, che è stato per oltre vent’anni uno dei principali punti di riferimento italiani per chi segue cinema e serie, riprende le pubblicazioni sotto la Digital Dreams, società che pubblica anche ScreenWorld e CinemaSerieTV, e presieduta da Luca Liguori.
Liguori è un editore e imprenditore digitale che lavora sul web da più di vent’anni. Ci ha raccontato di aver lavorato “di corsa” per riportare online il sito, in parte perché temeva che sarebbe stato penalizzato dai motori di ricerca per esser rimasto fermo così a lungo; in parte perché, oltre alla volontà simbolica di riprendere le pubblicazioni a un anno esatto dalla chiusura, c’era anche l’idea di rientrare in una finestra temporale densa di grandi uscite come Avatar e Buen Camino.
BadTaste tornerà progressivamente anche su altre piattaforme seguendo una traiettoria simile a quella del passato, ma con il sito come perno centrale. Liguori vuole dare molta importanza alla scrittura per costruire l’identità del progetto, mentre gli altri formati serviranno ad ampliare il pubblico e rafforzare il rapporto con la community. Dalla riapertura, il sito ha già totalizzato circa un milione di accessi complessivi, e i segnali di risposta sono stati incoraggianti anche sul piano dei rapporti con il settore.
La nuova redazione è composta da sette persone, più una rete di collaboratori che pubblicano con cadenze diverse. L’obiettivo dichiarato è raddoppiare il numero di collaboratori in due o tre anni. Pur essendo pubblicate dalla stessa società, BadTaste, ScreenWorld e CinemaSerieTV restano testate autonome, con redazioni e identità editoriali distinte seppur in dialogo. Nei piani di Liguori c’è la volontà di sviluppare format video condivisi tra BadTaste e ScreenWorld per mettere in comunicazione i diversi progetti.
Il sito non prevederà un sistema di abbonamenti a differenza dell’ultima fase del progetto precedente, e baserà il proprio modello di business sulla pubblicità, le collaborazioni con le case di distribuzione e soprattutto sul branded content, cioè quei contenuti editoriali realizzati in collaborazione con un inserzionista e dichiarati come tali, che non si limitano a promuovere un film ma cercano di inserirsi nel flusso editoriale come approfondimenti strutturati.
È il classico modello delle riviste online, ma che inevitabilmente pone il problema del conflitto di interessi e dell’indipendenza del giudizio delle varie testate. Secondo Liguori, finché restano separati i piani tra promozione e recensione, il fatto che una testata viva anche di pubblicità e collaborazioni non ne intacca la sezione critica, soprattutto se gestita con trasparenza. Bisogna però considerare che il conflitto di interessi è una condizione oggettiva che influenza la credibilità di un giudizio, a prescindere dalle intenzioni o dalle dichiarazioni di chi lo esprime.
Liguori ci ha detto di aver parlato con molti ex collaboratori, alcuni dei quali sono rientrati subito in redazione, mentre altri hanno oggi percorsi diversi e tempi non compatibili con un ritorno stabile al progetto. Con Francesco Alò e Gabriele Niola per esempio, che erano due volti importanti di BadTaste, Liguori ci ha detto di essere in contatto e che, se lo vorranno, potranno eventualmente tornare in forme nuove e più sporadicamente.
Niola in una live di fine anno pubblicata sul suo canale YouTube ha spiegato che oggi collabora con altre testate, ha meno tempo, ma soprattutto sente che quel percorso è stato bello proprio perché ha avuto un inizio e una fine, e non sente il bisogno di riaprirlo.
L’idea di Liguori è quella di costruire progetti editoriali in collaborazione con gli inserzionisti che funzionino come numeri monografici di una rivista, con articoli, interviste e approfondimenti dedicati a un film, una saga, un autore o un tema, messi in evidenza per un periodo limitato. BadTaste è nata come una testata incentrata sul cinema commerciale, ed è questa identità che Liguori vuole preservare, immaginando un sito capace di parlare di cinema pop e serie tv utilizzando però strumenti critici e analitici sofisticati.
Veloce veloce
1
Il nostro eroe si è tirato indietro
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Ben Affleck e Matt Demon hanno stipulato un accordo abbastanza unico con Netflix, che permetterà a tutte le 1200 persone che hanno lavorato al loro ultimo film di ricevere dei bonus se questo dovesse raggiungere certi obbiettivi di pubblico.
3
Il regista iraniano Ali Asgari non potrà raggiungere l’Italia per il tour promozionale del suo nuovo film, per il blocco delle comunicazioni imposto dal regime.
4
La lista dei vincitori dei Golden Globe 2026.
E dei Razzie, di cui non siamo molto fan.
5
Mickey Rourke ha denunciato una raccolta fondi partita per aiutarlo a ripagare i soldi dello sfratto, dicendo che preferirebbe spararsi nel culo pur di chiedere soldi alla gente. La pagina è stata creata però da un assistente della manager di Rourke. Si sono un po’ imbrogliati le mani.
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7
Il 15 gennaio uscirà in Italia l’adattamento della versione russa de Il Magi di Oz. Il film e la trasposizione del libro Il mago della città di smeraldo, versione russa, tradotta e modificata, del libro originale americano di L. Frank Baum.
8
Giuseppe Tornatore dirigerà un film sul fondatore di una banca americana.
9
Le macchine sono importanti per Paul Thomas Anderson.
10
Per Ethan Hawke il prossimo film che farà con Richard Linklater sarà uno dei più belli di sempre.
11
Mario Adinolfi ha recensito Buen Camino, “opera sulla bellezza faticosa della paternità e sull’incontro determinante con Gesù Cristo”.
Buen Camino sarà presto anche il film con l’incasso più alto nella storia in Italia, esclusa l’inflazione.
Due cose belle e poi ci salutiamo
Pluto di Toshio Kawaguchi (su Netflix)
Pluto è un anime che, in un periodo in cui i discorsi sull’intelligenza artificiale sono prepotentemente tornati alla ribalta, vale la pena di vedere. Qui i robot temono, odiano, sentono. Non l’hanno sempre fatto, spesso non ne sono stati consapevoli, ma col tempo si sono avvicinati agli umani, hanno mangiato per replicarne le azioni, riso per simularne la felicità, pianto per imitarli. Parlano di fortuna, apprezzano la natura, concepiscono l’arte, di sicuro sognano pecore elettriche.
Urasawa rimaneggia un’icona eternamente impressa nell’immaginario robotico-fantascientifico e gli infonde i temi e le ossessioni della sua produzione: ci sono misteri, intrighi, creature mostruose nascoste nell’ombra. C’è il gusto per i complotti planetari e le narrazioni apocalittiche, con presagi e profezie annesse. E c’è un Astro boy che si immerge in questo magma cataclismico – in una fantascienza a tratti filosofica, talvolta poetica – per diventare spunto di una riflessione profonda sulla natura dell’intelligenza artificiale, sulle implicazioni e sulle possibilità di un suo avanzamento estremo, su una tecnofobia che si fa discriminazione, su intricati scenari geopolitici e conflitti internazionali tristemente attuali.
di Paolo Falletta
Il sapore della ciliegia di Abbas Kiarostami (su MUBI)
È la storia di un uomo che vaga per i paesaggi di Teheran alla ricerca di una persona disposta ad eseguire un compito per lui necessario: chiudere la buca dentro la quale il protagonista ha intenzione di finire morto suicida.
È una Palma d’oro diretta da Kiarostami in modo molto asciutto, minimale nel modo di comporre e dove inquadrature lunghe, luce del tramonto e la polvere di cantieri fanno da cornice a dialoghi densi di profondità, di vissuto ma che nascondono disperazione.
L’intenzione del film è quella di non giudicare, di accettare il suicidio come una scelta colma di consapevolezza, un atto di libertà puro. I lunghi campi totali che il regista propone, inoltre, ci suggeriscono di guardare da lontano e con il dovuto rispetto questa vicenda. Alla fine è il protagonista a decidere di rinunciare a qualcosa che gli è stato dato.
di Simone Marcolin






